Satire et Poésie Satyrique
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Edito :
Ce site se veut une approche de la poésie satyrique du début du XVII siécle, et essaie de rendre compte de manière plus générale de la Satire Classique au XVI et XVII siécle.


DISCORSO DI
FRANCESCO SANSOVINO.
SOPRA LA MATERIA
DELLA SATIRA.

 in Sette libri di satire di Lodovico Ariosto, Hercole Bentivogli, Luigi Alamanni, Pietro Nelli, Antonio Vinciguerra, Francesco Sansovino e d'altri scrittori, con un discorso in materia della satira, di nuovo raccolti per Francesco Sansovino,Venetia, N. Bevilacqua, 1563, ff 5 r°- ff 7 v°

 

Avant-texte : Nous avons édité ce texte en suivant la seconde édition de 1563 (n'ayant pas eut accés à la première de 1560), d'aprés l'exemplaire de la Sorbonne (Cote : R ra 155a). La page de titre ayant été arrachée ou abimée, elle fut remplacée par un feuillet blanc portant la simple mention "SATIRE / DIVERSE" suivi d'un fleuron et d'une note manuscrite indiquant l'année "1563".
Nous modernisons l'orthographe selon l'usage actuel, mais nous maintenons la ponctuation d'origine.

 

Discorso sopra la Materia della Satira

     PERCHE molti si compiacciono delle Satire : & molti anco scrivono in questa materia; pero havendo noi fatto un raccolto delle presenti cose, le quali crediamo che diletteranno, a piu chiara intelligenza della Satira, dico, che quando le genti del Mondo in quei primi principi erano anchora ignoranti, & di costumi piu tosto naturali che artificiosi, usavano come religiosi, di sarificare a gli Iddii con molta solennita, & sodisfa cevano a voti fatti da loro. Laqual cosa essi costumavano di fare in ogni tempo, ma molto piu nel tempo del ricolto delle biave, et de vini, percioche essi riducendosi in diverse brigate, si adunavano ne lor campi, et quiui di zolle, et di cespugli facevano gli altari, & postoui fuoco, togliendo un becco, che in Greco si chiama Tragos lo sacrificavano, cantando una certa lor sorte di versi molti rozzi, et inculti. La onde da questa voce Tragos hebbe principio la Tragedia, & per questo a colui che cantava meglio de gli altri se gli donava in premio un Trago cioe un becco. Et sacrificavano piu tosto un capro o un becco ch’un’altro animale a Bacco, percioche egli nuoce grandemente alle uiti col suo morso. Non era adunque altro allora la Tragedia che un ringratiar Dio della buona uendemnia, & ch’un laudarlo delle sua bonta, & della sua grandezza. Ma percioche gli huomi ni grandi, & potenti cominciarono poi ad usurparsi le laudi che si conveniuano a gli Iddii, vennero persone d’in telleto lequali cominciarono a mostrar ne’versi loro quanto fosse debile, & fiacca la fragilita de gli huomini a comparation delle felicita de gli Iddii : laqual cosa volendo essi mostrar con gli essempi ricordavano le calamita di quei Re, & di quei gran Principi, i quali da altissimo, & magnifico stato erano per aversi accidenti caduti, & venuti in miseria. La onde si crede che da questo principio la Tragedia havesse il suo cominciamento. Percioche le Tragedie nel principio son sempre allegre, ma nel fine mestissime & dolorose. Cosa che non si fa nella Comedia, laquale hebbe anch’ella la sua origine in questa maniera. Innanzi che gli Atheniest (percioche loro è la gloria) edificassero la Citta loro : conciosia ch’essi habitavano per casali, & per borghi, dovendo sacrificare ad Apolline Nomio, facevano lors brigate : & insieme mangiando, & facendo diversi givochi passavano il tempo, cantando versi rozzi, i quali essi chiamavano Come dia da questa voce Comessatione, o conventione che vuol dir mangiare, o convenire insieme. E questa cosi fatta Comedia non conteneva altro che versi, i quali riprendevano principalmente gli altrui vitii, onde nacquero poi gli Scrittori dell’antica Comedia : i quali con grandissima liberta notavano i vitii non solamente de gli huo mini vivi, ma molte volte ancho di coloro che si trova vano quiui alla presenza loro. La qual liberta di riprendere giovo lungamente alla virtu, e a buoni costumi. Percioche havendo molti paura di non essere infamiati, & vituperati per le cattive operationi : s’astenevano di viver dishonestamente, & si guardavano di non peccar almeno in publico. Ma accioche gli Scrittori potessero piu liberamente tassar i uiti dishonestissimi, & vergognosi a parlarne, introducevano alcuvi Satiri, i quali son Dei salvatici, & che s’allegrano delle lascivie, & che sono sfacciati. La onde si come a nostri tempi è lecito introdur buffoni, pazzi, & gli ebbriachi da coloro che temono di ragionar liberamente : a quali fanno dir cio ch’essi uogliono, esprimendo il concetto loro, cosi a quei tempi coloro che non havevan ardire raccontar quelle bruttezze di quei tempi, introducevano i Satiri, servendosi di loro secondo l’eta. E a questo modo fu introdotta la Satira antica, & la Comedia, le quali erano molto simili nella materia, & ne’versi. Ma erano differenti in que sto, che nelle Comedie non s’introducevano i Satiri, si come nella Satira. La Satira adunque nacque subito dopo l’antica Tragedia. Ma poi che i Greci hebbero per gran tempo usato questo modo di scrivere ; cominciarono a divenir nello scrivere assai piu licentiosi, per cioche mossi da preghiere, o corrotti da presenti si diedero a dir male alle persone da bene. La onde fu fatta una legge, che niuno potesse compor libri, o publicar versi contra qualunque persona che vivesse sotto il suo proprio nome. Perche Menandro per questo ritrovo la Comedia nuova, e in ultimo Lucilio fu inventor della nuova Satira, il qual conservo l’antica usanza del riprendere i viti, ma muto il modo de versi : affrenando pero alquanto la liberta per rispetto della legge. Ma percioche essi secondo il costume de’Satiri andavano d’un vito in un’altro, rimase il nome di Satira a cosi fatto modo di scrivere. Ora la Satira vuolesser di stil humile, & basso : & imitante la natura : per cioche basta al Satirico apertamente riprender gli errori altrui senz’altro artificio. E pero non son lodati coloro i quali scrivendo Satire, usano le stile Heroico & grave : percioche quella sorte di verso ricerca materie magnifche & alte, & pero s’invocano ne principi de Poemi gravi gli Iddi, quasi confessando che quel che si dee cantare, superi la forze dello humano ingegno, il che non avien nella Satira : perch’ella tratta cose humili, & basse. La onde i Satirici non cominciano con invocatione, con maraviglia, ma o consdegno, o qualch’altra maniera cosi fatta, quasi che essendo come provocati dalla mn(sic)ltitudine de viti de gli huomini si muovino sdegnosamente, & con ira a riprenderle, non potendo a un certo modo piu tacere. Oltre a cio nella Satira s’introducono a favellar persone humili, come servi, peccatori, & tali altre persone, che ne’ versi gravi entrano Heroi, & humani ni grandi, de quali il Poeta cantando adorna l’opera di molte fittioni Poetice, & di ellete parole & illustri. Ma la Satira richiede la verita à nuda & aperta, intanto che Horatio fra Latini, & l’Ariosto fra i vol gari fanno versi cosi bassi, che non ui é punto di differenza tra loro, & la prosa. Anzi qualche volta la parola é divisa in cois fatto modo, che par che si continoui il periodo come si fa nelle prose, come sarebbe a dire. Egli le man le pose addosso, & fiera Mente le diede per ira, & per sdegno. La onde si vede manifestamente ch’alla materia Satirica non si convien l’ornamento ne la gratia, ne i fuchi, ne la soavita del dire che vuol la materia Heroica & alta : ma une schietta semplicita, con una acerbita severa, mescolata talhora con qualche sale, o con qualche tratto gustevole, e acuto.


A.P.